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Villa Romana del Casale
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A poca distanza da Piazza Armerina si trova la Villa Romana del Casale ; immersa nel verde a circa trenta metri dal fiume Gela , sita ai piedi del monte Mangone costituisce un documento di inestimabile valore artistico e di costume dell'epoca romana . La cosiddetta Villa Filosofiana in Contrada Casale , si estende per 3500 mq.
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Lussuosa dimora probabilmente appartenuta ad un ricco e forse nobile romano , alcuni hanno suggerito tra le ipotesi l'imperatore Massimiano Erculeio ,altri un ricco proprietario dell'azienda agricola nel latifondo che aveva come piccolo centro abitato un villaggio di nome Filosofiana . L'epoca di costruzione non trova d'accordo storici ed archeologi, ma si presume sia risalente al III-IV sec. d.C. Splendide nereidi , grazie alle loro acconciature dette ad elmo , hanno contribuito a datare la struttura appunto in questo periodo.

Tesi accreditate sostengono inoltre che la villa sia appartenuta ad un console o ad un prefetto , o anche che la villa fosse una stazione di passaggio della zona Filosofiana , vista la sua vicinanza alla strada romana che metteva in comunicazione Catania con Agrigento.

La villa scomparve sepolta da un naturale smottamento del terreno determinato da una grande alluvione dopo il 1161 , anno in cui i baroni lombardi di Piazza distrussero ed incendiarono i casali saraceni dei dintorni. Alcuni reperti furono riportati alla luce negli anni trenta e quaranta, ma è grazie a Paolo Orsi, che tra il 1930 e il 1940 ,inizia una sistematica campagna di scavi ; nel 1950 è la volta del prof. Vinicio Gentili che porta totalmente alla luce la struttura abitativa .

L'estensione dei monumentali resti , lo splendore e l'originalità dei mosaici e delle pitture , l'organizzazione delle strutture edilizie adibite all'attività quotidiana della comunità feudale romanica fanno degli scavi di Piazza Armerina l'eccezionale testimonianza di un'epoca che proprio in Sicilia ha lasciato consistenti tracce di raffinata evoluzione non soltanto artistica. I mosaici pavimentali tra i più vasti e belli della romanità , la cui tecnica , lo stile e le figurazioni richiamano i pavimenti dell'Africa settentrionale, furono certamente opere di maestranze africane .

Essi infatti risultano simili a quelli rinvenuti a Tunisi ed in altre aree di influsso romano nel nord Africa.

Il monumento per seguire il normale andamento del terreno , presenta la caratteristica delle costruzioni a terrazze ed è costituito da quattro raggruppamenti di sale , gallerie e peristili .

Chiamata anche “Villa Erculeia ”per le sue composizioni mitiche più grandiose e plasticamente vigorose rappresentate nell'aula Triloba , ispirate al mito di Ercole .

La struttura abitativa è completa di sistema termale .Ben visibili sono i prefurnia con i tubi di terracotta che ne rivestono le pareti, il calidarium con la suddivisione degli ambienti per il bagno, il tepidarium , il cui pavimento è sollevato da terra da numerosi pilastri costituiti da piastrelle di terracotta.

Ben conservato è inoltre il pavimento della sala delle unzioni , dove al pavimento è raffigurato un uomo massaggiato da un servo al centro, nella fascia inferiore altri due servi reggono gli strumenti necessari al massaggio e alle unzioni rendendo così l'immagine molto realistica.

Il frigidarium infine grazie ai resti dei pregiati marmi che rivestivano in parte le pareti , quattro colonne in granito e capitelli in stile corinzio, i resti dell'intonaco e lo splendido pavimento con scene di amorini pescatori, nereidi e tritoni concludono il primo livello della villa.

I soggetti sono molteplici da ricordare ad esempio:
il saluto per l'arrivo del Signore nella villa detto “l' Adventus ” ;
l' avvio della nobile dama con i figli al bagno ;
le scene termali delle “ mutationes vestis ” e delle “ unctiones ” ;
i ritmi tumultuosi delle danze delle coppie di giovani , alquanto frammentarie interpretate da alcuni studiosi come scene inerenti il Ratto delle Sabine .

La raccolta delle rose , le gare teatrali e degli atleti ; le corse con fiaccole ; le gare delle quadrighe nel circo Massimo ed il famoso e discusso mosaico costantiniano delle “dieci ragazze” , le giovinette in “bikini” su una distesa prativa intente in gare atletiche per le cui vittorie sono premiate, altrimenti intese come danzatrici esibentesi in spettacoli d'acqua , ed infine .

La scena di Ulisse che offre il vino al ciclope Polifemo ed il cubicolo con la scena erotica .

Tra le più elaborate risultano il lungo ambulacro con scene di caccia e la sale raffigurante le gare delle quadrighe al circo.

Questa splendida pavimentazione musiva rende la villa unica nel suo genere, il visitatore riesce grazie ai dettagli delle immagini, alle acconciature, i gioielli, gli abiti, a calarsi in quello che era il modo di vivere di circa duemila anni fa.

La visita alla villa romana del Casale associata a quella delle ville di Patti Marina e Villa del Tellaro a Noto renderanno più chiaro il panorama abitativo della Sicilia romana.

 

Realizzato da Filippo Barbusca